Categoria: Mondo ASM

Papa Francesco sullo sport

Papa Francesco ai partecipanti all'incontro promosso dalla Gazzetta dello sport e dalla FIGC.

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Papa Francesco mentre gli viene mostrato come fare roteare una palla durante un inconto con la FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) e La Gazzetta dello Sport, Città del Vaticano, 24 maggio
(AP Photo/Domenico Stinellis)

Scegliere di far praticare uno sport agonistico ai propri figli.

Scegliere di far praticare uno sport agonistico ai propri figli è una delle decisioni più altruistiche e masochistiche che un genitore può compiere. Dovrete portarlo all'allenamento, a tutte le ore, nei giorni di festa e rientrando prima dalle vacanze. Dovrete spendere soldi, e spenderne ancora e ancora, per cose che sembrano del tutto futili. Dovrete portarlo in trasferta, aspettare ore guardando uno sport che magari non vi piace. Dovrete vederlo stanco, che non ce la fa più, che non riesce a gestire compiti, catechismo, amici e sport. Dovrete vederlo piangere perché è stanco, piangere perché perde, piangere perché l'insegnante non è soddisfatto, piangere perché il sabato sera i suoi amici escono e lei/lui si prepara per la gara/partita dell'indomani. Dovrete vederlo "sbagliare" perché metterà lo sport prima di tutto il resto, perché sceglierà di mollare i fidanzati "perfetti" per voi perché lei/lui non lo supporta, prenderà 108 invece che 110 all'università. E quando andrà fuori di casa i weekend, invece che trascorrerli con voi, li trascorrerà con i suoi compagni di squadra. E dovrete litigare. Ma ormai è nel tunnel dello sport agonistico. Ormai ha perso di vista le priorità secondo voi. Ma provate a vedere se il sorriso del suo amichetto terminata una partita alla PlayStation, è lo stesso di quando un atleta termina un allenamento. Provate a vedere se le amicizie che lega in giro sono sincere tanto quanto quelle legate nello spogliatoio. Provate a chiedergli se è meglio perdere una gara o non parteciparvi. Provate a guardare le analisi del sangue di uno sportivo agonista e di un bambino che non esce di casa... Vedrete che il cortisolo non fa poi così male! Ricordatevi che un atleta si ricorda SEMPRE se a bordo campo, ad aspettarlo dopo aver perso l'ennesima gara, ci sono la sua mamma e il suo papà. Ricordatevi che un atleta, per quanto piccolo, è cosciente degli sforzi che vengono fatti dai genitori, dagli amici, dagli allenatori, dai dirigenti. Ricordatevi che piangerà quando non riuscirà a finire di studiare per il giorno dopo in 4ª elementare, ma che tutto ciò lo aiuterà a organizzarsi e finire l'università. Ma soprattutto ricordate che state dando a vostro figlio la possibilità di provare una gamma di emozioni che altrimenti non potrebbe neppure immaginare. Chiedigli di spiegare cosa vuol dire essere emozionati, felici, impauriti, determinati, delusi, riconoscenti, soddisfatti, te lo saprà dire. Chiedigli se per la delusione di un allenamento andato male, vale la pena di mollare lo sport o è il pretesto per tornare il prima possibile e provarci ancora, e ancora, e ancora. Finché la delusione diverrà soddisfazione.!!!

Enrico Montefusco è il nuovo coach della serie D

La firma martedì scorso e quello che sembrava un sogno è diventato una splendida realtà.
Enrico Montefusco l’anno prossimo sarà il nuovo capo allenatore della Mojazza Basket. Qualcosa di inaspettato è davvero accaduto: l’incontro tra uno dei più quotati allenatori del basket milanese e una società piccola ma con una lunga storia ed una gran voglia di crescere ed affrontare nuove sfide. Montefusco, milanese classe 1971, inizia la carriera a Cassina de’ Pecchi e poi a Melzo, prima di arrivare all’Olimpia Milano nel 2001 dove rimane per tanti anni nello staff della serie A con Caja, Lino Lardo, Djordjevic e vince da capo allenatore lo scudetto Under 20 nel 2006. Poi tante altre esperienze da Domodossola in C1 a Piacenza in B1 e nella Pool Comense, fino all’Urania Milano. Montefusco troverà nella Mojazza una squadra giovane guidata dal alcuni senior che da anni rappresentano la spina dorsale della squadra. Il progetto concordato tra il nuovo allenatore e la società è molto chiaro e molto stimolante: far crescere i giovani che si troverà a guidare. Tutti ragazzi cresciuti nel settore giovanile della Mojazza e che hanno già assaggiato i campi della serie D e che nei prossimi anni dovranno rappresentare il patrimonio prezioso su cui costruire il futuro. <br>Per questo lavoro troverà sicuramente un apporto importante dai senior, a partire dal capitano Davide Colombo, a Manuel De Pasquale, a Stefano Raffaele a Luca Zaccarini.
Per Montefusco l’anno prossimo non sarà l’unico impegno della stagione ma certamente l’incontro con la Mojazza sarà per lui l’occasione di conoscere un ambiente probabilmente molto diverso da quelli conosciuti sino ad oggi. Ciò che ha colpito subito è stato il suo entusiasmo, la volontà di sposare un progetto che non ha come primo obiettivo la vittoria, ma la volontà di crescere, di imparare. Per la Mojazza sarà un’occasione unica per fare un salto di qualità importante. Un’occasione unica che contagerà inevitabilmente tutto il settore basket.

L’entusiasmo sta già dilagando; non vediamo l’ora che inizi la nuova stagione.